Scritto da redazione online - Giovedì 12 Gennaio 2012 11:15

In Italia il sale è venduto solo nei tabacchini?

La nostra scrittrice commenta la nota del coordinatore regionale Faib Calabria Ferruccio Schiavello

di Mirella Maria Michienzi

 

 

Gentile Direttore,

nei giorni scorsi, precisamente il 31 dicembre, mi ha colpita un articolo pubblicato da Approdo News. In tale articolo il Coordinatore Regionale FAIB Calabria, Ferruccio Schiavello sosteneva (cito le sue esatte parole): "Si pensi che solo in Italia esiste ancora il Monopolio di Stato e che ancora esiste il sale che può essere venduto solo nei tabacchini."

Questo riferimento al sale mi ha fatto ricordare che la Sicilia, la Sardegna, ma anche altre isole minori, come pure Livigno e Campione d'Italia, non erano soggette al Monopolio di Stato. Ed un tempo era veramente "folcloristico" vedere le "bagnarote", donne forti e coraggiose, che tutti i giorni si recavano dalla Calabria in Sicilia per comprare il sale a prezzo irrisorio per, poi, rivenderlo anche ai negozi mettendoci solo un giusto profitto. Se la Finanza beccava qualcuna a Villa San Giovanni, le altre accorrevano per darle aiuto e credo che i finanzieri avessero la peggio.

Folclore a parte, che io sappia, nel dicembre 1969 l'Italia è stata richiamata dalla CEE ad uniformarsi alle normative europee sulla vendita del sale. La legge n. 031 fu trascritta nelle Gazzetta Ufficiale del 09- 02- 1970 e da allora il sale non si acquista più esclusivamente nei tabacchini, ma anche nei negozi di generi alimentari o nei supermarket. Proprio in quest'ultimi, grazie alla liberalizzazione e, quindi, alla concorrenza possiamo trovare il sale di diversa provenienza, tipologia e prezzo. Questa è la cosa più interessante, perché il consumatore non solo può scegliere ciò che più gli aggrada ma anche il negozio dove comprarlo. Nei supermarket si può trovare un Kg di sale anche per 15 cent contro 1 -1,20 euro del sale che si vende in tabaccheria. Questa è libertà sia di scelta che di concorrenza. Se poi c'è " il pollo" che pensa che il sale del tabacchino sia migliore...peggio per lui. Posso soltanto aggiungere che nei tabacchini si vende qualche chilo di sale , mentre nei market se ne vendono centinaia, centinaia e centinaia ancora di chili anche perché questo sale si può mettere nelle lavastoviglie.

Le famose insegne con le scritte " Sali e Tabacchi" non furono rimosse, esistono a tutt'oggi e costituiscono un pezzo " d'antiquariato".

Altro discorso è quello sulle liberalizzazioni, perché c'è liberalizzazione e liberalizzazione. Voglio dire che è giustissimo liberalizzare il carburante (la FAIB è un campo che riguarda i benzinai), perché, così, finirebbero i continui aumenti a danno dei consumatori da parte del governo e delle compagnie petrolifere, dando un bel colpo alle lobby. Finirebbe anche "quel pendolarismo" nel nord-est dovuto alle persone che valicano il confine per fare il pieno a minor prezzo.

Però in altri settori la liberalizzazione, invece di abbattere le lobby, finirebbe con crearle. Non si può fare di tutta l'erba un fascio , ma le decisioni devono essere frutto di un'analisi specifica e peculiare per non cadere appunto nelle ragnatela delle lobby o del lavoro non redditizio, perché non c'è una richiesta adeguata all'offerta. Ciò porterebbe oltre ad aumenti di prezzo ai danni dei consumatori, caos, fallimenti, chiusure di attività, sperpero di denaro e, naturalmente, un grande disagio psichico e sociale. Già nei giorni scorsi ho spiegato come la liberalizzazione dei taxi sarebbe un danno non solo per i tassisti ma anche per l'utente che vedrebbe aumentare, per ovvii motivi, i costi delle tariffe.

Anche gli uffici del mediatore civile rientrano nella liberalizzazione positiva, perché l'utente, se trova l'accordo con la controparte, ne trae un grande risparmio di tempo e di denaro. Le cause civili finora erano andate avanti anche per più di dieci anni con le relative conseguenze economiche veramente assurde e nemmeno lontanamente paragonabili ai pochi soldi che si danno al mediatore civile.

Insomma la liberalizzazione è degna di rispetto quando tutela l'interesse di tutti i cittadini siano essi gli utenti che i lavoratori. Non facciamoci trascinare dalla parola liberalizzazione, perché spesso nasconde tranelli veramente infami che con la libertà non hanno niente a che fare.

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