Scritto da redazione online - Martedì 14 Febbraio 2012 17:34

Grecia, ancora in tempo per congelare il debito

Editoriale di Luigi Pandolfi

 

 

Torniamo a parlare della Grecia. Per gli analisti, la politica ufficiale, l'Europa, la sua crisi è crisi del debito pubblico. Che significa? Che questo paese allo scadere delle sue obbligazioni con banche ed altri istituti finanziari internazionali non sarebbe in grado di restituire le somme ricevute in prestito con l'aggiunta degli interessi. In verità il circolo vizioso del debito pubblico fa sì che il problema si ponga essenzialmente per gli interessi, perché il titolo in quanto tale continua la sua vita, nelle mani del vecchio possessore o di un altro investitore che gli subentra.

A quanto ammonta il debito greco? A circa 350 miliardi di euro. Stiamo parlando dell'intero stock del debito, al netto degli interessi che annualmente vi si pagano. Chi lo detiene? Il 30% ce l'hanno banche ed istituti di credito nazionali, il 3% la sua banca centrale, il 66% investitori non residenti e solo il 2% piccoli risparmiatori locali.

Se anziché farsi strangolare dalle misure draconiane di tagli alla spesa pubblica imposte dalla Ue la Grecia avesse imboccato la strada del congelamento del debito – che, per inciso, sarebbe ancora praticabile – cosa sarebbe accaduto? Nulla, evidentemente. Si sarebbe soltanto posticipato il momento della corresponsione degli interessi ed, eventualmente, del capitale ai detentori dei titoli, speculatori compresi.

Il popolo non ne avrebbe avuto pregiudizio, stante la consistenza dei titoli detenuti dai piccoli risparmiatori locali. Nel frattempo il paese avrebbe potuto ragionare più che sui tagli allo stato sociale sulle misure da adottare per innescare un processo virtuoso di sollecitazione della domanda e di sviluppo dell'economia.

Anche il più fesso degli economisti sa che il peso del debito è tanto più insopportabile e formalmente insostenibile quanto più bassi sono i tassi di crescita di un paese.

Questo concetto dovrebbe essere chiaro nella testa dei burocrati dell'Eurogruppo, che, proprio per salvare l'Europa unita, avrebbero dovuto sostenere per la Grecia una strategia di alleggerimento del debito fondata sul rilancio dell'economia reale. E invece no. Ossessionata dalle dinamiche della finanza speculativa l'Europa sta ammazzando l'economia produttiva degli stati membri.

Nel caso della Grecia, quando il suo tasso di crescita avrà due cifre dopo il segno meno, il peso del debito sovrano non sarà più sopportabile. Ma a quel punto sarà davvero inevitabile dichiarare la bancarotta, perché intanto della sua già debole economia si sarà fatto strame.

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