Scritto da redazione online - Mercoledì 22 Febbraio 2012 15:12

L'accusa di Mimmo Petullà a pochi giorni dall'attentato a Romeo

Il sociologo: cittadini distanti, incapaci di reagire

 

 

di SALVATORE LAZZARO

TAURIANOVA – "La potente deflagrazione, sinistramente indirizzata al sindaco di Taurianova, ha fatto saltare in aria uno dei suoi cavalli, mentre sembra non abbia fatto sobbalzare – se non altro come avrebbe dovuto – la generalità della popolazione". Così riflette il sociologo Mimmo Petullà in un suo nuovo intervento avente per oggetto il grave attentato intimidatorio ai danni del primo cittadino e l'atteggiamento di ignavia dimostrato da buona parte della cittadinanza. "Difatti – prosegue -, di fronte all'ignobiltà di quest'attacco mafioso, pur cogliendo una considerevole sensibilità – in modo particolare rispetto al passato – appare in ogni caso inquietante il prevalente e diffuso torpore sociale, che in questi giorni è possibile registrare. Evidentemente sfugge, ai più, il fatto che si stia attraversando uno dei più delicati e drammatici momenti di transizione, il cui avverso epilogo potrebbe rischiare di condizionare – come minimo per il prossimo decennio – il destino sociale della comunità". A questo punto, lo studioso taurianovese si chiede con preoccupazione "cos'altro debba ancora accadere perché possa essere sgretolata quest'antica e granitica indifferenza, che nel nostro paese rivela la sua natura nella subdola tendenza a prendere le distanze da tutto ciò che potesse urtare la coscienza". "La realtà – osserva Petullà - è che Taurianova ha un estremo bisogno di sentimenti, che oggi non basta più manifestare di fronte all'immediatezza cronachistica di certi eventi, o – peggio ancora – lasciandosi giustamente commuovere di fronte a una bara. Ci troviamo di fronte, difatti, a un'anestetizzante sentire, capace di farsi provocare – unicamente – da forme di emotivismo collettivo: reazioni, queste ultime, che in se stesse si rivelerebbero indubbiamente fondamentali, se ben presto non si eclissassero – fino a scomparire del tutto – nel quotidiano anonimato della conservazione dell'ordine esistente, che a sua volta preclude il sentiero di un pensiero e di un'azione più critici". "A ben vedere – prosegue la sua disamina il sociologo - , ci sarebbe poco di cui sorprendersi: Taurianova, oltre a essere città d'arte, è anche il paese delle faide rimosse, in modo particolare l'ultima, scoppiata nel 1991. La disumana e tribale ferocia, consumata in quell'infausto anno, ha determinato un collettivo spiazzamento esistenziale, da cui la comunità – contrariamente a quanto si potesse sostenere – non si è, ancora oggi, del tutto ripresa. A onor del vero, il gioco delle rimozioni ha seguitato, nel suo evolutivo processo, non consentendo di affrontare le grandi questioni sociali del territorio: come – ad esempio – la successiva espansione della criminalità, dalla politica per troppo tempo sottovalutata. Bisogna ammettere, tuttavia, che, trasformare la politica stessa in una sorta di capro espiatorio, sarebbe la più facile e la più comoda interpretativa via d'uscita". "Ci sarebbe da chiedere, al contrario – conclude il suo dire Mimmo Petullà - , se nel nostro paese la cultura – dal canto suo – abbia risposto alle sfide, che si sono susseguite e imposte. Si è convinti, a questo proposito, che non ci siano affermative risposte, di fronte a un perentorio e desolante no! Difatti, mai come in questo convulso periodo è possibile cogliere la disattenzione di una considerevole parte di quei cittadini, considerati – o consideratisi – più intellettualmente sensibili e visibili".

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