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Il secolo delle Città Intelligenti Riflessioni di Pino Romeo sul 21° secolo: il "secolo urbano"

Il secolo delle Città Intelligenti Riflessioni di Pino Romeo sul 21° secolo: il "secolo urbano"
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Il 21° secolo dovrebbe essere ricordato come il “secolo urbano”, in cui urbanisti, economisti, sociologi, architetti, riconoscono alla città la funzione (dis)funzione di ciò che ha rappresentato e le potenzialità che invece potrebeb ancora rappresentare. Lo si potrebbe definire il secolo beta delle “Smart cities”, le città intelligenti, quelle nate dalla visione divenuta realtà di un gioco per adolescenti “Smart City”, e finita nell’ultima versione, nelle mani dell’ex Sindaco di Los Angeles, il messicano di origine Antonio Villaraigosa, affascinato dal punto da fargli proclamare: “wow, dovrei fare vedere questo (gioco) ai miei cittadini…”

Parliamo del secolo arrivato alla fine, per consunzione della Seconda Rivoluzione Industriale, basato esclusivamente sulla forza esclusiva del carbone e i suoi derivati, mentre nella finta indifferenza si apre davanti ai nostri passi quella che Jeremy Rifkin definisce la Terza Rivoluzione Industriale, basata su cinque pilastri che dovrebbero reggere l’infrastruttura definitiva.

Un trasferimento di competenze (mentale prima ancora che sostanziale) alla nuova forma di sostentamento energetico globale, connesso in un sistema interattivo e che agisce come un organismo in evoluzione:
1) passaggio alle fonti di energia rinnovabile;
2) trasformazione del patrimonio immobiliare in impianti di microgenerazione;
3) applicazione di tecnologie di immagazzinamento dell’energia negli edifici interconnessi;
4) utilizzo di Internet per trasformare la rete elettrica in una inter-rete che condivida l’energia;
5) transizione della flotta dei veicoli tradizionali in veicoli plug-in che possano acquistare e vendere energia;

Cambiamento quindi. Da un regime energetico basato sui combustibili fossili ad uno basato sulle fonti rinnovabili, in cui anche il Parlamento Europeo nel maggio 2007 intese dare il proprio imprimatur, impegnando l’organo legislativo dei 27 Stati membri dell’UE alla Terza Rivoluzione Industriale.
Un piano di sviluppo economico sostenibile che sia in grado di portare l’Europa verso un’era post-carbonio ad emissioni zero entro il 2050, e nel farlo, risolva i problemi del riscaldamento globale e della sicurezza energetica.

La realtà, alle nostre latitudini sia in Italia che in Calabria, vede ancora la netta prevalenza di un blocco delle politiche verso il territorio in compartimenti stagni, del tutto indifferenti ad una nuova narrazione energetica.
Autoreferenziale nel procedere verso un nuovo piano energetico sballato alle radici e costruito per lo più implementando i “desiderata” dei classici boiardi di stato, anziché procedere verso un piano di Sviluppo Economico Sostenibile democratico e aperto alle esigenze della popolazione.

Tutti sempre più schiavi di una visione del Prodotto Interno Lordo che massacra l’uomo e l’ambiente, “à la guerre comme à la guerre”, in una visione strategicamente limitata di volersi accontentarsi delle risorse offerte dalle circostanze, senza considerare o addirittura avere rispetto e conoscenza dell’indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali, rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle: l’impronta ecologica.
Ecco allora apparire all’orizzonte i fantasmi del disastro chimico di Bhopal avvenuto in India nel 1984 o la “nostra” ILVA di Taranto o ancora Seveso o l’indistruttibile ethernit presente ovunque sul territorio italiano.
Morte a cadenza (in)determinata, vergognosamente accettata nel tempo, e supportata da uno scellerato contraltare di salario firmato con il proprio destino. Stiamo qui a perdere tempo dietro ai cialtroni.

I cialtroni purosangue dei “grand commis” seduti direttamente sui Piani Energetici Nazionali, patrocinatori di interessi sovranazionali, i cialtroni installati dietro le segreterie dei Partiti o ancora i cialtroni riuniti intorno ai tavoli di un Sindacato incapace di scelte autonome, ebbri e tronfi di rassicuranti rigassificatori sparsi per la penisola, di neo-inceneritori battezzati “impianti a pirolisi” per non destare sospetti, e di contestatissime dalla Storia centrali a carbone. Costoro strombazzano una geopolitica energetica con prospettive zero e con un futuro dell’Italia compromesso e irreparabile, e soprattutto commettono l’imperdonabile errore di pensare di essere soli e non osservati, mentre conducono questo disperato e allucinato gioco al massacro. E’ comunque finito il loro impero e non se ne rendono ancora conto.

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