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Lo strano interesse calabrese per il glifosato La Calabria è la prima regione italiana ad aver deciso di bloccare i finanziamenti alle pratiche agricole che prevedono l’utilizzo di questo erbicida

Lo strano interesse calabrese per il glifosato La Calabria è la prima regione italiana ad aver deciso di bloccare i finanziamenti alle pratiche agricole che prevedono l’utilizzo di questo erbicida
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Ciclicamente diverse associazioni di categoria operanti nell’ambito dell’agricoltura convenzionale, tornano all’attacco del divieto imposto dalla Regione Calabria di usare il glifosato sull’intero territorio.
La Calabria è infatti la prima regione italiana ad aver deciso di bloccare i finanziamenti alle pratiche agricole che prevedono l’utilizzo dell’erbicida glifosato. La giunta regionale calabrese ha deciso di escludere dal piano di sviluppo rurale (Psr) le aziende agricole che utilizzano l’erbicida più “spruzzato” al mondo (con delibera n. 461/2016).

Cerchiamo di fissare qui dei punti oggettivi.
Il glifosato è il diserbante ed essiccante più diffuso in campo agricolo, principio attivo del prodotto commerciale Roundup, di cui la discussa multinazionale Monsanto ha detenuto fino al 2001 i brevetti di produzione.
Viene associato alle colture come la soia, modificate geneticamente per resistere ad alte dosi dell’erbicida, ma anche ad usi diversi come la cura dei giardini dagli infestanti ed il mantenimento della pulizia dei binari delle ferrovie. Ad oggi, risulta essere il diserbante più utilizzato al mondo in agricoltura e il suo brevetto è scaduto quasi ovunque, Italia compresa, dove è ancora uno dei prodotti fitosanitari più venduti.

La ricerca sul glifosato in agricoltura inizia negli anni Cinquanta, ma la commercializzazione della Monsanto parte nel 1974 negli Stati Uniti, quando veniva inizialmente usato come strumento per liberare dalle erbacce i campi coltivabili. In seguito, questo diserbante ha iniziato a fare coppia fissa con sementi modificate geneticamente (OGM) per resistere all’erbicida.
Una delle tecniche di applicazione del Roundup è quella di trattare in pieno campo le piante di frumento modificate geneticamentein modo massiccio allo scopo di farle morire. Così facendo la granella si stacca meglio…

Il mensile di informazione ai consumatori“Test-Salvagente”,che ha effettuato le prime analisi nel nostro Paese su 100 alimenti a base di cereali (e sull’acqua potabile), ha scoperto tracce di glifosato nella pasta e in altri prodotti. La rivista ne parla come di “una roulette russa che difficilmente può assicurare aziende e consumatori”. La stessa cosa dicasi per l’acqua.
Inoltre un recente rapporto dell’Ispra ha evidenziato che in Lombardia e in Toscana, le uniche due regioni dove si effettuano le rilevazioni, il glifosato è presente nelle acque superficiali in maniera molto estesa. Anzi, rappresenta il motivo principale del superamento dei limiti.
La relazione dell’Agenzia per la ricerca sul cancro (Iarc), pubblicata sulla rivista The Lancet Oncology, ha preso in esame cinque sostanze chimiche usate in agricoltura: malathion e diazinon, insetticidi dichiarati probabili cancerogeni per l’uomo; parathion e tetrachlorvinphos, riconosciuti come possibili cancerogeni umani, vietati nell’Unione europea ma ancora in uso negli Stati Uniti, ed il glifosato, l’erbicida più popolare al mondo. Da qui il riscontro di una correlazione epidemiologica tra l’esposizione a quest’ultimo e il linfoma di non-Hodgkin, con “prove convincenti che possa causare il cancro negli animali da laboratorio”.

Conclusione diametralmente diversa da quella dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (la Efsa) secondo cui è “improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo e propone nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui negli alimenti”.
Salvo poi scoprire che il rapporto dell’Efsa, è scandalosamente alterato, in quanto basato su un precedente studio tedesco finanziato dalle stesse aziende produttrici di diserbanti…
Non c’è molto da aggiungere sulla pressione attivata dalle  lobbiesnel settore, in grado di influenzare addirittura l’intero comparto agricolo europeo a scapito di inoppugnabili dati che mettono al centro la sicurezza della salute umana.
Nonostante le tensioni per rinnovare per altri 18 mesi, e comunque non oltre il 31 dicembre 2017  le autorizzazioni all’uso del glifosato all’interno dell’Unione Europea, la pressione dell’opinione pubblica, delle associazioni, delle ong ha fatto venire i dubbi persino a Bruxelles, tanto è vero che lo scorso10 gennaio 2017 la Commissione Europea hadovuto registrare la forte iniziativa “BanGlyphosate” (“Vietare il glifosato immediatamente”) da partedei cittadini europei.
Con tale iniziativa i cittadini europei invitano la Commissione “a proporre agli Stati membri l’introduzione di un divieto immediato sul glifosato, a riformare la procedura di approvazione dei pesticidi e a fissare obiettivi di riduzione obbligatori a livello di UE per l’uso dei pesticidi”.
Una battaglia che ricorda quella contro l’insetticida ddt condotta, tra gli altri, da Rachel Carson nel libro manifesto “Primavera silenziosa” (1962) e messo al bando a partire dagli anni Settanta, quando venne provata la sua natura cangerogena.

La verità – afferma il dottor Giovanni Beghini dell’Associazione medici per l’ambiente – è che  “il mondo agricolo ha perso la capacità di mantenere o sviluppare la quantità di sostanza organica presente nel terreno. Una delle cause principali è l’uso del diserbante perché trasforma il terreno in un essere non vivente”.
Esattamente il contrario di ciò che dovrebbe succedere con una pratica rispettosa della natura, come l’agricoltura biologica o biodinamica.
Continuare ad usare il glifosato, vuol dire farsi arrivare un conto salatissimo da pagare.
E’ solo una questione di mentalità.

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