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Melito-Avetrana: il continuo linciaggio di una comunità Il commento di Antonio Giangrande

Melito-Avetrana: il continuo linciaggio di una comunità Il commento di Antonio Giangrande
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Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano
occupati. Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che
lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono
ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono
gli indispensabili.

Il giornalista per essere tale deve essere abilitato: ossia deve essere
conforme ed omologato ad una stessa linea di pensiero.

E’ successo ad Avetrana dove i pennivendoli a frotte si son presentati per
dare giudizi sommari e gratuiti, anziché raccontare i fatti con continenza,
pertinenza (attinenza) e verità. Hanno estirpato dichiarazioni a gente
spesso non del posto e comunque con una bassa scolarizzazione, o infastidita
dalla loro presenza, cestinando le testimonianze scomode per il loro
intento. Certo è che a Brembate di Sopra, per il caso di Yara Gambirasio,
hanno trovato impedimento alle loro scorribande per la meritoria presa di
posizione del sindaco del luogo.

E’ successo a Melito Porto Salvo dove il fatto di cronaca è divenuto
secondario rispetto all’intento denigratorio dei pseudo giornalisti,
sobillato dai soliti istinti razzisti di genere o di corporazione o di
interesse politico. E certo, che come a Mesagne per la vicenda di Melissa
Bassi, dove la mafia era estranea, non poteva mancare l’intervento di
“Libera” per dare una parvenza di omertà e ‘ndranghetismo sulla vicenda. Non
c’è migliore visibilità se non quella di tacciare di mafiosità una intera
comunità.

Nel render conto della vicenda nei miei libri sociologici ho avuto enorme
difficoltà, fino all’impossibilità, a trovare un pezzo che riportasse la
testimonianza di tutte quelle persone per bene di Melito, assunte tutto ad
un tratto, dalle penne malefiche e conformi, a carnefici di una ragazzina.

Il tarlo che pervade i pennivendoli è sempre quello: MAFIA ED OMERTA’.

Eppure il sindaco di Melito ha espresso totale solidarietà alla 13enne
abusata e ciononostante non poteva non difendere il suo paese e la sua
comunità, cosa che a Mesagne ed ad Avetrana non è successo. “Nel paese c’è
una parte di omertà e una parte di ‘ndrangheta ma il paese non è tutto
‘ndrangheta e non è tutto omertà, nel paese c’è una parte sana che è la
stragrande maggioranza”. Così il sindaco di Melito Porto Salvo, Giuseppe
Salvatore Meduri, commenta le polemiche che si sono scatenate intorno alla
vicenda della ragazza vittima di violenza sessuale di gruppo. Libera, nei
giorni scorsi, ha organizzato per la ragazza una fiaccolata a cui però hanno
partecipato poche persone. “Alla fiaccolata, è vero, ha partecipato solo il
10% della popolazione, io avrei gradito una presa di posizione forte ma non
posso condannare chi non se l’è sentita di venire, devo rispettare la
volontà di ognuno”, ha detto il sindaco. Quello che è successo, ha
sottolineato il primo cittadino, “è la cosa peggiore accaduta nella storia
melitese in assoluto, da parte mia c’è una ferma e piena condanna e totale
solidarietà alla ragazzina. La cosa principale adesso è salvaguardare il suo
interesse con ogni forza e ogni mezzo. Come sindaco e come genitore mi sento
corresponsabile per quello che è accaduto e in questa vicenda ci sono
responsabilità di tutti, la scuola, la chiesa, la società civile – ha
aggiunto – Tutti ci dobbiamo interrogare”. “Adesso quello che posso fare è
spendermi per vedere cosa si può fare per la ragazza – ha detto il sindaco –
ho già fatto la delibera di indirizzo per la costituzione di parte civile
quando si farà il processo. Ci siamo impegnati per sostenere le spese
legali. L’indirizzo è quello di aiutare la famiglia. I ragazzi che hanno
causato questa situazione vanno condannati a prescindere, quello che è stato
fatto è inimmaginabile ma auguro loro un futuro migliore e apro loro la
porta del perdono”.

Questa presa di posizione ai pennivendoli è di intralcio. Su “Stretto web”
del 13 settembre 2016 si legge. “Il Comitato di redazione della Tgr
Calabria, in una nota a firma dei suoi componenti, Livia Blasi, Gabriella
d’Atri e Maria Vittoria Morano, “respinge con forza – è detto in un
comunicato – gli ingiustificati e reiterati attacchi da parte del primo
cittadino di Melito Porto Salvo, Giuseppe Salvatore Meduri, al servizio
pubblico, colpevole, a suo dire, di sciacallaggio mediatico. Il riferimento
è al modo in cui il nostro giornale avrebbe trattato la vicenda di abusi e
violenze di gruppo ai danni di una ragazzina”. “In particolare, in occasione
della marcia silenziosa organizzata da Libera – aggiunge il Cdr – dal palco,
il sindaco ha fortemente criticato i servizi realizzati sul caso dalla Tgr
Calabria sostenendo: “Certe ricostruzioni uscite sul servizio pubblico ci
hanno offesi”, come riportato anche dall’inviato de “La Stampa”, Niccolo’
Zancan, autore di un reportage pubblicato in data 11 settembre sul
quotidiano torinese. Testimone degli attacchi, il service per le riprese
“Bluemotion”, nella persona della nostra collaboratrice Giusy Utano,
presente alla fiaccolata per conto della Tgr Calabria e alla quale va tutta
la nostra solidarietà”. “La posizione assunta dal primo cittadino di Melito
– è detto ancora nella nota – ci colpisce e ci sorprende. La Tgr Calabria,
infatti, come testimoniano i servizi andati in onda e visionabili sul sito
on-line della testata, ha trattato sin dal primo momento il caso con tutte
le cautele possibili, nel rispetto sia della vittima che dei suoi presunti
carnefici. Nostra volontà, inoltre, è stata quella di raccontare di una
comunità ferita e darle voce e questo abbiamo fatto. Ne è emerso un contesto
assai complesso in cui non sono mancati atteggiamenti di chiusura, di
condanna, di riflessione ma anche di vicinanza e solidarietà ai ragazzi del
branco. Fedeli al dovere di cronaca, abbiamo “fatto parlare” le immagini e
dato spazio alle diverse testimonianze raccolte. Pertanto, non crediamo che
questo corrisponda a denigrare la comunità di Melito. D’altronde, lo stesso
Sindaco, ai nostri microfoni, ha sottolineato come nella vicenda tutti
abbiano la loro parte di responsabilità. “Sono mancate – ha detto – la
famiglia, la scuola, la chiesa, la società’ civile, la politica, le
associazioni sportive. Nessuno può dirsi esente da responsabilità. Tutti
dobbiamo recitare un mea culpa’”. “A questo punto – conclude il Cdr della
Tgr Calabria – ci chiediamo, qual è l’offesa da noi arrecata alla comunità
di Melito? E’ evidente che non ne abbiamo alcuna in una vicenda di per sè
talmente dolorosa da essere capace, da sola, di scuotere l’opinione pubblica
e sollecitare non poche riflessioni”.

L’offesa più grande arrecata alla comunità non è quello che si è voluto far
vedere, anche artatamente, istigando i commenti più crudeli e sprezzanti su
di essa, ma quello che si è taciuto per poter meglio screditarla. L’omertà è
in voi, non nei Militesi. Avete omesso di raccontare quel paese pulito con
una comunità onesta, coinvolta inconsapevolmente in una cruda vicenda. Ecco
perché non ci dobbiamo meravigliare di trovare e leggere solo articoli
fotocopia con un fattore comune: ’Ndrangheta ed omertà. Lo stesso
atteggiamento avete avuto con Avetrana. Sembra un film già visto.

Cari giornalisti, parlare di un semplice fatto di cronaca come quello
contemporaneo di Tiziana Cantone, suicida per il video hot nel napoletano,
senza coinvolgere la Comunità locale? Non ce la potete proprio fare? Godete
ad infangare le comunità del sud? E che soddisfazione si trae se a scrivere
nefandezze è proprio quella gente del sud che condivide territorio, lingua,
cultura, tradizioni, usi di quella stessa gente che denigra?

Un’ultima cosa. In queste stravaganti e bizzarre liturgie delle fiaccolate
che servono per far sfilare chi è in cerca di notorietà io non ci sono mai
andato: a Mesagne ed a maggior ragione ad Avetrana, perché cari giornalisti:
mafiosi ed omertosi siete voi ed io dai mafiosi mi tengo lontano!”

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